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Può davvero il Temporary manager essere la soluzione ideale per il rilancio della propria PMI?

Ogni imprenditore è certamente consapevole dell’imprescindibile esigenza di risolvere con immediatezza le criticità che limitano i risultati economici e di mercato, la redditività, la competitività, l’efficacia commerciale della propria azienda.

Finora la ricerca di risposte operative efficaci è stata fortemente limitata dalla mancanza di risorse interne, dalla problematicità di individuare ed introdurre competenze manageriali dall’esterno, dai costi e dai rischi dell’investimento, dall’indeterminatezza di tempi e risultati.

Anche la generale diffidenza verso la consulenza riduce il campo delle opzioni. Se da un lato le aziende italiane si trovano oggi a fronteggiare sfide e situazioni sempre più complesse e critiche per il successo del proprio Business, dall’altro la consulenza classica si è dimostrata inadeguata ad affrontare, gestire e risolvere i nodi emersi dalle analisi finanziarie, produttive, gestionali ed organizzative.

Questo perché il consulente tende a porsi come un esperto che esegue una diagnosi (complessiva o più specifica) dello stato generale della struttura, delle strategie, della gestione, del personale cui fa seguire raccomandazioni e piani di intervento, demandando poi all’imprenditore ed ai suoi manager il compito d’intervenire per l’esecuzione delle raccomandazioni e tradurle in azioni concrete.

Tale approccio, nello scenario attuale e futuro, non è più adeguato a dare risposte concrete ed operative alle necessità di cambiamento e miglioramento dell’impresa!

Per raggiungere questi obiettivi è nata una figura professionale specifica, il Temporary manager, che forte di una consolidata esperienza aziendale entri nella gestione operativa con ruoli decisionali. A differenza del consulente, infatti, vive quotidianamente la realtà aziendale dall’interno, si confronta con lo staff, si rapporta con fornitori e clienti, da cui riceve utili input per la sua attività.

I vantaggi del suo impiego consistono nella garanzia di avvalersi di profili preparati e con esperienza, nell’operare in tempi molto brevi ottenendo soluzioni durature con costi predeterminati legati al risultato, e soprattutto di natura variabile rispetto ai costi derivanti dall’inserimento di un manager permanente.

Il Temporary Manager deve possedere credenziali sovradimensionate rispetto all’incarico (con posizioni pregresse di Direttore Generale, Amministratore Delegato, Direttore di Funzione) ed essere dotato di grande bagaglio di esperienza per avere quella visione d’insieme dell’organizzazione che gli consente di intervenire in maniera tempestiva, efficace, competente, consapevole e selettiva.

Inoltre deve avere una spiccata propensione al Problem solving e possedere spiccata professionalità, attitudine alla comunicazione, determinazione nel raggiungere gli obiettivi fissati. Dotato di leadership naturale, opera come un Project manager, è fortemente motivato dalle sfide professionali, ma soprattutto non ama la routine.

COSA RAPPRESENTA OGGI IL TEMPORARY MANAGEMENT IN EUROPA?

Da sofisticato servizio di nicchia a soluzione diffusa, consolidata e abituale. Questa è stata l’evoluzione del Temporary Manager – figura professionale a cui un’impresa ricorre in caso di criticità o per gestire piani di sviluppo – sul mercato tedesco e anglosassone, mentre è molto meno presente ed utilizzata su quello italiano nonostante le prime società specializzate esistano già dalla fine degli anni Ottanta.

Possono essere utili alcuni dati d’insieme per inquadrare l’ampiezza del fenomeno:

1.    negli ultimi anni il mercato in Germania è cresciuto esponenzialmente; numerose società di ricerca e selezione hanno ampliato la loro offerta con servizi di interim management (definizione internazionale equivalente di temporary management) e sono apparse nuove società indipendenti di interim management, che assommano ad oggi a 300 circa, con un mercato stimato attorno al miliardo di euro.

2.    In Gran Bretagna la dimensione del mercato attuale è stimata in circa 500 milioni di sterline, in cui operano 19 società specializzate di Interim Management, con oltre 5mila Interim Manager attivi.

3.    La nascita ufficiale del Temporary Manager in Italia viene fatta risalire addirittura al 1986-87 in coincidenza con l’intuizione pionieristica di due professionisti, Angelo Vergani e Albino Collini, che hanno descritto ed applicato questo tipo di servizio per le imprese.

4.    Nel 1994 viene realizzata la prima ricerca strutturata sullo stato dell’arte del TM in Italia, ideata e coordinata da Maurizio Quarta, realizzata su un campione di 104 aziende e 271 manager.

5.    Oggi il quadro italiano è molto più articolato: oltre alle società specializzate che hanno lanciato l’attività, in Italia operano anche società di Head hunting, società di consulenza, cooperative di manager, manager freelance ed associazioni per lo sviluppo del temporary management.

6.    Questa accelerazione del fenomeno è stata generata dalla perdurante crisi, che ha reso interessante per le aziende la possibilità di “affittare” a tempo risorse qualificate di alto livello, senza gravare sui costi fissi nel lungo periodo.

IN COSA CONSISTE IN PRATICA IL TEMPORARY MANAGEMENT?

È un’attività che richiede la disponibilità di uno specialista esperto cui affidare la gestione di un’impresa, di una sua parte o di progetti definiti nei loro obiettivi (quantità, qualità, costi, ecc.) in una precisa dimensione temporale, legata ad un termine ed al raggiungimento di un risultato.

Il Temporary manager è quindi chiamato ad assumere diverse tipologie di incarichi e responsabilità, quali:

affiancare l’imprenditore nella revisione critica del proprio modello aziendale, per individuare e condividere un percorso graduale, efficace, bilanciato di introduzione di nuovi strumenti gestionali, di cambiamenti organizzativi, di miglioramenti dei processi;
governare processi complessi di cambiamento strategico e organizzativo in aziende in fasi di discontinuità o di evoluzione, valorizzando il contesto professionale e culturale di riferimento al fine di perseguire con successo gli obiettivi;
occuparsi del coordinamento ed ottimizzazione di tutte le attività operative e progettuali dell’azienda per renderle più efficaci e funzionali agli obiettivi aziendali;
seguire la gestione e la conduzione operativa dell’azienda cui deve assicurare il raggiungimento degli obiettivi aziendali, intervenendo su procedure, processi e metodi entro la cornice definita dagli Amministratori;
provvedere all’analisi di convenienza e fattibilità di investimenti tecnici, appalti e forniture in genere e predisporre strumenti idonei per il calcolo di prezzi e marginalità;
sovraintendere al lancio di nuove attività e prodotti sui mercati esistenti e su nuovi mercati, sia nazionali che esteri;
presidiare situazioni originate da crisi aziendali, assicurando l’analisi dei fabbisogni di risorse (tecniche, economiche, umane) ed impegnandosi per il raggiungimento della stabilità e del rilancio aziendale;
indirizzare la transizione aziendale per tutelare l’eventuale passaggio generazionale e valorizzare le risorse all’interno dell’organizzazione, favorendo un possibile successivo ingresso di un nuovo manager permanente;
Impostare e gestire operazioni straordinarie quali acquisizioni (M&A) e ristrutturazioni, e perseguire il riassetto economico e finanziario in momenti critici per l’azienda.
Questo elenco è di fatto una check-list di attività che ogni PMI può consultare per individuare eventuali ambiti di intervento necessari, in cui un Temporary manager potrebbe rappresentare la risposta ottimale alle loro esigenze.

A fianco di queste attività di tipo essenzialmente “funzionale”, ci sono poi prestazioni a livello di Governance aziendale, che prevedono l’assunzione di un ruolo di Executive (Amministratore, Consigliere, Direttore generale) per rappresentare una componente terza, autonoma e neutrale, con un ruolo equilibratore in caso di forti contrasti nella compagine sociale, oppure per guidare una fase di transizione rischiosa e complicata, per la quale non sono disponibili figure interne alla Governance.

I VANTAGGI DEL TEMPORARY MANAGEMENT

Si possono individuare e descrivere ben 12 punti che propendono a favore della scelta di un Temporary Manager rispetto ad una normale assunzione interna:

Rapidità. Di solito, un Temporary Manager (TMan) può rendersi disponibile ad assumere l’incarico in tempi brevi, con la firma di un normale contratto. La velocità di azione è talvolta prioritaria rispetto alla consistenza del cambiamento stesso, cioè il permanere della criticità od il ritardato intervento risolutivo comportano sempre una serie di pesanti costi occulti, oltre all’impatto negativo sui risultati economici. Costi certamente molto superiori anche al compenso del più costoso Temporary Manager.
Esperienza. I Temporary Manager devono essere sovra-qualificati per il compito che viene loro affidato, avendo vissuto una molteplicità di esperienze aziendali che rende visuale e strumentazione decisamente più esteso. In una epoca come quella che stiamo vivendo, dove si dissipano competenze di decenni e si assiste alla veloce obsolescenza delle esperienze, tale vantaggio è un aspetto fondamentale.
Obiettività. Un Temporary Manager è senza dubbio meno condizionato dagli assetti di potere interni, rispetto ad una figura di collaboratore assunto. Avendo esperienza su realtà molto differenziate, può portare modelli e soluzioni come nessuno potrebbe fare internamente. Inoltre, è in grado di compiere valutazioni molto più obiettive e approfondite grazie al suo atteggiamento neutrale, non influenzato dall’assuefazione dei dipendenti alla routine quotidiana.
Flessibilità. L’approccio del Temporary Manager è improntato alla massima flessibilità, al punto da concordare con il cliente di definire modalità, funzioni coinvolte, giorni di presenza e soprattutto la durata del contratto a progetto. L’intervento è quindi pianificato esattamente a misura per le esigenze dell’azienda cliente, con il vantaggio che l’ampio bagaglio di strumenti e competenze del TMan gli consente di intervenire in ambiti non previsti inizialmente, ma resisi necessari nel corso del progetto.
Integrazione. Il Temporary Manager si integra con facilità nell’organizzazione perché è risaputo che ha un incarico a scadenza e non è vissuto pertanto come una minaccia alle proprie prerogative. Non entra in competizione con le gerarchie aziendali, ma anzi punta a coinvolgere le altre funzioni ed a valorizzare gli skill dei singoli favorendo nuove opportunità di crescita ed allargamento di competenze. Per fare questo, deve essere dotato di una spiccata attitudine alla comunicazione verso i vari livelli aziendali cui trasferisce competenze manageriali per coinvolgerli sull’obiettivo. Non punta a rendersi indispensabile perché sa che saranno proprio le risorse interne che porteranno avanti i cambiamenti alla fine del proprio mandato.
Risultati. La loro reputazione e credibilità è solamente legata alla capacità di essere efficaci e di portare risultati nei loro precedenti incarichi. Sanno che le loro credenziali dipendono dalle referenze e la soddisfazione delle aziende è fondamentale. Il Temporary Manager è quindi mentalmente predisposto ad essere valutato sui risultati, il che lo porta ad essere sempre molto focalizzato sugli obiettivi da raggiungere.
Efficacia. Il Temporary Manager non è influenzato e condizionato dalla cultura operativa del quotidiano, né dai presunti paradigmi vincolanti del proprio mercato: questo stato di osservatore neutro gli consente di proporre soluzioni mutuate da altri settori e situazioni, altrimenti non disponibili all’interno dell’azienda. La sua indole proattiva si esprime in primo luogo nel concetto di azione e scelta, con effetti quasi immediati perché conoscendo bene le dinamiche aziendali può inserirsi attivamente nella struttura aziendale in tempi brevi, infatti nell’arco di due settimane interagisce proficuamente con le risorse interne ed elabora una prima lista di interventi prioritari.
Motivazione. il Temporary Manager è un “problem solver” naturale o, utilizzando una definizione di Sergio Marchionne, un “fixer”, cioè colui che affronta e risolve i problemi. La sua professionalità lo porta ad essere determinato e motivato nel raggiungere gli obiettivi fissati, anche perché una porzione significativa del suo compenso è normalmente legata ai risultati conseguiti. È un leader naturale che trae motivazione dalla sfida professionale e per scelta detesta compiti ripetitivi e di routine.
Tutoring. Un Temporary Manager professionista deve saper svolgere anche il ruolo di formatore della struttura interna, trasferendo con passione e apertura le proprie esperienze, conoscenze e competenze ai diretti collaboratori, creando insieme a loro nuovi sistemi e procedure.
Focalizzazione. È la figura ideale cui affidare i progetti più importanti, perché potrà essere costantemente più focalizzato sugli obiettivi e sull’esecuzione, rispetto alle figure dirigenziali assunte, assorbiti e distolti da attività molto differenziate e incombenti problematiche quotidiane.
Ottimizzazione. Anche se l’andamento dell’azienda non presentasse gravi criticità, esistono comunque in ogni organizzazione grandi opportunità di miglioramento, sviluppo, crescita, cambiamento, innovazione. Tutte opzioni che possono tradursi in un sensibile miglioramento del risultato economico per aumento del margine, riduzione dei costi e degli sprechi, maggiore efficienza, strategie più mirate, che compongono la mission del TMan.
Costo. Ultimo, ma non meno importante, il fattore spesa per l’investimento. Un Temporary Manager, per quanto ben remunerato, costerà all’azienda meno del costo complessivo di una persona di pari livello assunta regolarmente. A parte che non sono da considerare né tredicesime né TFR, la durata predefinita nel tempo e l’imputazione diretta al progetto ne fanno un costo variabile legato al risultato, garantendone una complessiva economicità. Il Temporary Manager può essere retribuito a giornata effettiva prestata e il contratto a progetto standard prevede un solo mese di preavviso per la rescissione. Ecco perché i costi di un Temporary Manager non si ripercuotono sui livelli retributivi interni, sono trasparenti e prestabiliti, e soprattutto sono al lordo.

RIEPILOGO DEI VANTAGGI DEL RICORSO AL TEMPORARY MANAGER

Questa relativamente nuova figura professionale porta all’azienda – per un periodo limitato e predefinito – un ampio bagaglio di esperienze e competenze in molteplici settori della gestione aziendale, sicuramente di non facile e rapido reperimento sul mercato, tramite un rapporto di collaborazione esterna regolato un contratto snello, chiaro, tutelante per ambo le parti.

Ma soprattutto senza obbligare l’azienda ad un oneroso investimento fisso quale l’assunzione di un manager di alto livello d’inquadramento direttivo, con il rischio di dover poi affrontare alti costi di risoluzione del contratto di lavoro se la figura non portasse i risultati attesi.

Il manager temporaneo, in condivisione con l’imprenditore, definisce le linee d’azione interne ed esterne, identifica e seleziona le principali opportunità di business, programma e coordina il piano di internazionalizzazione – per la promozione e lo sviluppo sul mercato internazionale dei prodotti/servizi dell’impresa -, individuando nuovi mercati, partnership commerciali estere e canali di vendita più adeguati.

Inoltre, deve assicurare la gestione dei processi di innovazione del business, in termini anche di pensiero manageriale, favorendo culturalmente l’introduzione e il consolidamento di idee innovative in azienda per lo sviluppo di un vantaggio competitivo sul mercato con la conseguente crescita del business. Ancora meglio se il professionista può anche vantare competenze e preparazione specialistica nel campo delle nuove tecnologie e della trasformazione digitale, indicate come fondamentali per la competitività sui mercati globali dalle prescrizioni del sistema Impresa 4.0.

È quindi assolutamente necessaria una sensibilità manageriale affinata negli anni che consenta di comprendere la natura di un’organizzazione, la tipologia dei suoi clienti, reali e potenziali, la coerenza e l’adeguatezza del suo sistema organizzativo in correlazione con ii suo ambiente ed il mercato di riferimento.

In sintesi, deve saper svolgere tutte le attività finalizzate al cambiamento competitivo, all’innovazione di prodotti, processi e servizi, ed allo sviluppo del business che implicano il saper valutare un business per realizzarne il potenziale, usando strumenti quali il marketing, le vendite, la gestione delle informazioni ed il servizio al cliente pre- e post-vendita.

CI SONO ANCHE CRITICITÀ E SVANTAGGI NEL RICORSO AL TEMPORARY MANAGER?

Finora sono state evidenziati i considerevoli vantaggi e benefici che indubbiamente accompagnano la scelta di affidare un incarico prestabilito ad un TMan.  Ma come è ovvio, possono presentarsi criticità e controindicazioni che ne sconsigliano il ricorso, soprattutto in presenza di evidenti problematiche societarie, familiari e generazionali.

Ogni Temporary manager sa benissimo che per ottenere dei risultati occorre in primo luogo il consenso esplicito di tutti i soci operativi dell’azienda. Un manager su cui si nutrono forti aspettative e cui sono assegnati obiettivi impegnativi non può agire concretamente se esistono contrasti e resistenze tra gli esponenti aziendali, al punto di rifiutare di occuparsi di casi in cui il consenso in seno al consiglio non sia unanime.

Inoltre, è indispensabile che le deleghe operative siano effettive e che l’imprenditore sia consapevole che assumere comportamenti delegittimanti nei confronti del manager avranno un’alta probabilità di vanificare sforzi e risorse.

Una delle principali criticità risiede nel fatto che un imprenditore di una azienda PMI è molto assorbito e concentrato sul lavoro quotidiano e, nel complesso, si mostra impreparato ad essere affiancato da un manager esterno alla sua azienda. Anzi, di solito si mostra diffidente rispetto a tale ipotesi perché molto restio a conferire ad altri – oltretutto non dipendenti dal suo controllo gerarchico – deleghe e poteri di sua pertinenza. Il grave è che questo accade nonostante l’imprenditore abbia riconosciuto l’esistenza di un problema da risolvere e accettato l’opzione di ricorrere a un Tman.

Il rischio di conflitto è poi sempre presente: Il Temporary manager, come è stato più volte evidenziato, è intellettualmente libero, neutrale ed indipendente, e per questo motivo non è condizionabile dallo stile di gestione e dall’autorità della parte imprenditoriale. Ciò potrebbe portarlo a non poter appoggiare, quando ritenute errate e dannose, orientamenti, decisioni e risoluzioni espressi dagli esponenti aziendali.

Inserire management esterno non è però per nulla agevole e automatico. Nel caso di aziende a conduzione familiare, la famiglia deve avvertire l’esigenza e riconoscere il valore portato dal manager temporaneo, le cui competenze classiche (gestione del business, gestione delle persone) devono essere completate dalla capacità di gestire le relazioni all’interno della famiglia e con i singoli rappresentanti (senza dare l’idea di acquiescenza, remissività o passività).

Questo alla fine è il nodo più complicato da sciogliere: poiché nelle PMI sono presenti l’imprenditore stesso e, in vari ruoli, altri rappresentanti del gruppo familiare, è oggettivamente improbabile che sulle scelte strategiche e sulla gestione generale siano tutti concordi di delegare a un manager a scadenza poteri esecutivi, estesi e sostanziali. Esiste inoltre una indeterminata “area grigia”, fatta di forti coinvolgimenti privati e promiscuità tra interessi familiari e interessi dell’azienda, che l’imprenditore vuole evitare siano conosciuti o addirittura gestiti da manager esterni.

Altra complicazione risiede nella mancanza di strumenti legislativi che incoraggino ed incentivino il ricorso al Tman da parte delle piccole e medie imprese. Al momento esistono poche risorse a sostegno di questa attività e sono rappresentati esclusivamente da fondi regionali di poche Regioni più avanzate. Per la normativa esistente non si può invece attingere a fondi europei oppure a fondi interprofessionali, come accade in altre parti d’Europa.

Esistono altri ostacoli culturali e mentali? Dopo aver diffusamente argomentato sulle remore e le limitazioni sul versante degli imprenditori, è corretto evidenziare che sussistono anche alcune problematiche dal lato di chi offre il servizio. Tralasciando la possibilità, tutt’altro che remota, di affidarsi ad una figura priva dei canoni sopra descritti, è risaputo che molti manager interpretano il Temporary management come un “escamotage”, un passaggio interlocutorio, con cui arrivare ad ottenere un contratto a tempo indeterminato. Con la crisi che ha allontanato molti dirigenti dal mondo lavorativo, questa tendenza è lievitata, ma va detto chiaramente che questo approccio al ruolo è sia scorretto, in quanto si perderebbe in integrità e indipendenza verso il compito volendo ingraziarsi l’imprenditore, che sbagliato perché il vero Temporary manager ha fatto una scelta di campo convinta verso una professione a termine per definizione.

QUAL È LA DURATA TIPICA DI UN INTERVENTO DI TEMPORARY MANAGEMENT?

Nel volume “Soluzione Temporary Management” di Maurizio Quarta (Franco Angeli), viene indicata una media compresa tra i 9 e i 12 mesi. Risultano pochi mandati con una durata iniziale superiore ai 18 mesi, ma non è infrequente che un numero elevato di progetti arrivi a durate fino a 18-24 mesi per effetto delle opzioni di proroga. Limitati, anche se non rari, gli incarichi di corto periodo (sotto i 6 mesi), spesso relativi ad operazioni specifiche o straordinarie.

In linea generale, per la maggior parte delle esigenze un anno di operatività è un periodo adeguato ad individuare le aree critiche ed introdurre i cambiamenti organizzativi, di processo, strategici e gestionali che possano essere misurati sulla base degli obiettivi concordati con la proprietà.

QUALI SONO I VINCOLI PER L’AZIENDA?

Praticamente, valgono i soli accordi contrattualmente assunti da ambo le parti e liberamente sottoscritti. È importante sottolineare che il rapporto di collaborazione si basa su una formula contrattuale che assicura:

1.    nessun vincolo di prestazione lavorativa subordinata

2.    massima flessibilità di obiettivi, calendario, costi e tempistiche

3.    ampia modularità degli interventi e gradualità degli obiettivi

4.    impatto sulla struttura esistente modulabile

5.    facoltà di sospendere o interrompere il progetto senza complicazioni.

Il rapporto contrattuale può essere sia diretto con un manager free-lance oppure con una società specializzata di Temporary management.

CONSIDERAZIONI E CONSIGLI CONCLUSIVI

Arriva un momento nella crescita di una azienda in cui diventa evidente l’esigenza di un cambio di passo, una svolta, un salto, un rilancio. Com’è naturale, il totale coinvolgimento dell’imprenditore (e dei suoi familiari) e la pervasività della sua influenza in ogni area funzionale si scontrano, ad un certo punto dell’evoluzione aziendale, con i limiti della gestione personale-familiare quando le dimensioni dell’organizzazione, le sfide di mercato oppure uno stato di crisi richiedano invece l’intervento di un manager esperto.

Ma appare subito evidente il grande problema di come attrarre e convincere un manager di alto livello consapevole che in una società imprenditoriale comunque le posizioni di vertice saranno sempre appannaggio di membri della famiglia, magari con meriti e capacità inferiori; di come trattenerlo nel medio e lungo termine quando la guida dell’azienda rimane comunque prerogativa dell’imprenditore e dei suoi familiari; di come tenerlo motivato quando è chiamato ad agire come se fosse la sua l’azienda, ma senza avere partecipazioni societarie. A ciò si aggiunge la considerazione che l’entrata di un top manager permanente avrebbe certamente già nel medio periodo un sensibile impatto sulla struttura dei costi fissi, sull’equilibrio con gli altri livelli retributivi, sull’atteggiamento del management pre-esistente.

Inoltre, esiste il problema delle deleghe e relativi poteri: inserire un manager senior per risolvere problematiche di gestione obbliga di fornirlo di adeguati margini di manovra autonomi, con deleghe operative estese e reali. Altrimenti si rischia di dissipare cifre consistenti per ritorni insoddisfacenti e risultati inefficaci, e di bruciare una risorsa che da risolutiva diventa demotivata e delegittimata.

In un tale contesto, il Temporary manager rappresenta di fatto una terza via, accanto alla consulenza e alla dirigenza interna, con cui un’azienda può acquisire subito e per un breve periodo risorse di alto livello finalizzate a migliorare gestione, performance e strategie.

Quindi il Temporary management va a soddisfare specifiche esigenze aziendali: coprire un vuoto temporaneo nel management, intervenire nel riassetto dell’organizzazione, gestire un cambiamento portando innovazione, risolvere con soluzioni permanenti carenze gestionali ed operative.

Ma perché le organizzazioni devono chiamare un Temporary manager esterno? Anche più semplicemente perché non esiste una risorsa adeguata all’interno, oppure perché per motivi di opportunità è sconsigliabile che qualche figura interna sia coinvolta nella problematica.

Possono avvalersi del servizio le grandi, le medie e le piccole imprese. Gli ambiti di intervento possono variare dalla Direzione Generale all’Amministrazione, Finanza e Controllo; dalle Operazioni alla Logistica, dalla Produzione agli Acquisti; dal Marketing al Commerciale e all’Internazionalizzazione; dalle Risorse Umane all’Information Technology, dall’Innovazione al Project Management.

Perché questa scelta abbia successo è necessario sia applicata ad una struttura relativamente complessa ed articolata su più livelli decisionali, come le aziende familiari medio-grandi e le aziende piccole e medie, indifferentemente industriali, commerciali e di servizi, con fatturati a partire dai 5-6 milioni e un numero adeguato di dipendenti, indicativamente dai 15 in su.

La figura del Temporary Manager ha alcune grandi attrattive: è intellettualmente indipendente, punta al risultato, è ben accetto dalla struttura perché il suo intervento è rivolto alla crescita di tutti, la sua prestazione professionale è limitata ad un arco di tempo prestabilito.

L’unico requisito vincolante che assicura il conseguimento degli obiettivi del progetto è però il rapporto fiduciario che deve instaurarsi tra committente e professionista. È intuitivo che l’accesso a dati o informazioni complete, come pure il coinvolgimento diretto su decisioni e situazioni da gestire, risulti un fattore decisivo di successo.

Il Temporary Management in conclusione dà accesso istantaneo a un manager con un solido percorso professionale, uno specialista in gestione aziendale “con tanta esperienza ma anche pronto a rimboccarsi le maniche” e disposto a coinvolgersi in prima persona, assumendosi la piena responsabilità delle sue azioni.